Una casa non è una casa

Una casa non è una casa

Come è vero che c’è sempre un posto dove andare, deve esserci necessariamente anche un posto dove tornare: una casa.

Ma una “house” non è una “home”.
Gli inglesi ne sanno sempre una più di noi, hanno una serie di parole per esprimere mille sfumature. Per noi la casa è la casa e basta e sta ad indicare le quattro mura, il mattone che resta per sempre, il luogo da arredare nel migliore dei modi, con quei mobili che dovranno durare per tutta la vita. Così ci affezioniamo a tutti gli oggetti e alle stanze che ci appartengono, non riusciamo a farne a meno e ci infastidisce se il parquet si graffia o se la nostra sedia preferita cade a terra e si scheggia.

Ma una “house” non è una “home”.
E allora, se abbiamo da qualche parte la nostra “home”, non vediamo l’ora di tornarci e se – invece – ancora non l’abbiamo trovata, la cerchiamo affannosamente. La “home” è quel luogo sicuro, protetto, intimo dove possiamo trovare calore e serenità.
Per un bambino la “home” sono i genitori. Con loro si sente al sicuro, sente che finché saranno lì vicino a lui non potrà accadergli nulla di male. Crescendo questa sensazione di sicurezza e di protezione diminuisce e cominciamo a chiederci: quale sarà la nostra “home”?

Abbiamo un posto dove tornare?

 

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